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MILANO: IL MODERNO E L'ANTICO

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MILANO: IL MODERNO E L'ANTICO

MILANO: IL MODERNO E L'ANTICO

Da città nascosta e introversa, Milano si è aperta a un boom turistico senza precedenti, diventando la capitale del design, della moda e dell'innovazione, dove antico e moderno convivono armoniosamente.

 

Fin dai tempi del movimento Futurista, che non a caso nacque a Milano, la città lombarda è l'emblema per eccellenza del progresso, delle nuove costruzioni, dell'edilizia che ne modificava l'aspetto e che proponeva nuove soluzioni architettoniche. Ma quanto sappiamo oggi del modo in cui la città sta cambiando? Da qualche anno vediamo crescere grattacieli, vediamo profilarsi un nuovo skyline in cui il Duomo, da sempre gigante indiscusso del panorama urbano, sembra ridursi a chiesetta costretta tra le superfici vetrate dei nuovi palazzi. Contemporaneamente la città di Milano cerca di mettersi al passo con altre città europee interrogandosi sul valore del verde urbano, della vivibilità, della sostenibilità ambientale, creando un'urbanistica che non ha precedenti nel territorio lombardo ed italiano. Una visita guidata nelle zona di Porta Nuova diventa allora un ottimo mezzo per capire in che direzione ideale, artistica e sociale questi mutamenti urbanistici ed architettonici si stanno muovendo. Dalla nuovissima piazza Gae Aulenti al Bosco Verticale abbondano i record e i primati, dal grattacielo più innovativo, a quello che sperimenta nuove tipologie costruttive a quello che, meglio di tutti, si rivela "autosufficiente", in una sfida tra architetti di fama internazionale. N.B. La visita non prevede salite sui grattacieli perchè l'accesso al pubblico è consentito solo in occasioni speciali.

 

 

 

Quasi nascosta tra la via Torino e la via Speronari, Santa Maria presso San Satiro è uno degli edifici religiosi più affascinanti di Milano in quanto esemplificativo delle stratificazioni storiche e delle contaminazioni artistiche della città. L’edificio attuale venne costruito attorno ad un sacello del IX secolo, dedicato a San Satiro, fratello di Sant'Ambrogio, voluto dall’arcivescovo Ansperto di Biassono: del sacello, oltre all’architettura, restano visibili alcuni brani di rari affreschi d’età carolingia. L'edificio conobbe una trasformazione radicale alla fine del Quattrocento, quando venne eretta l’adiacente chiesa di Santa Maria al fine di custodire un’icona ritenuta miracolosa, tuttora esistente. I lavori vennero affidati all'architetto urbinate Donato Bramante, che ne strutturò la navata ed il transetto, ma per mancanza di spazio in corrispondenza del presbiterio trovò la soluzione per cui oggi San Satiro è famosa anche oltre i confini cittadini: una finta architettura illusionistica in stucco che dà l’impressione ottica di profondità pur misurando poco meno di un metro. Oltre che nella soluzione prospettica del presbiterio, Bramante esibisce la propria cultura rinascimentale nell'adozione della pianta centrale e nel repertorio antiquario che contraddistinguono la bellissima Sagrestia, impreziosita dalle decorazioni in cotto di Agostino de Fondulis, autore anche del gruppo scultoreo del Compianto su Cristo Morto, oggi collocato nel sacello di San Satiro.

La chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore, costruita sui resti di edifici romani e conosciuta anche come Cappella Sistina di Milano, venne realizzata nel 1503 da due importanti architetti del Cinquecento, il Dolcebuono e l’Amadeo, attivi anche nel cantiere del Duomo di Milano, in Santa Maria delle Grazie, in Santa Maria presso San Celso e alla Certosa di Pavia. Fin dall’età carolingia, la chiesa ospitava le monache dell’ordine benedettino, destinazione che si rende evidente nell’originale disposizione degli spazi interni. Si tratta infatti di una pianta rettangolare suddivisa a metà da un muro affrescato: una metà aveva uso pubblico ed era frequentata dai normali fedeli, mentre l’altra era accessibile soltanto per le monache che non erano autorizzate ad oltrepassarne i confini. Oggi il monastero è completamente visitabile e presenta bellissimi affreschi cinquecenteschi, di cui molti della bottega di Bernardino Luini ed altri realizzati dal Boltraffio allievo di Leonardo, da Vincenzo Foppa, dai fratelli Campi e da Simone Peterzano, maestro di Caravaggio. Tutto l’insieme, impreziosito da una bella loggia a serliane e da un raro organo di Gian Giacomo Antegnati, è un perfetto e quasi integro esempio della scuola milanese cinquecentesca e tra le chiese di Milano è certamente una di quelle più particolari ed affascinanti.

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